L’altro giorno mi sono accorto con orrore che videogioco da prima ancora di imparare a scrivere, o quasi. Alfabetizzato su un Vic-20, uno dei primi che arrivavano delle nostre parti (merito di mio padre), non ho più smesso.
Gli anni più vulnerabili della mia giovinezza – e anche qualcuno dopo – li ho passati a scrivere di videogames per siti e riviste. Critica specializzata la chiamano. Poi per campare ho fatto altro, ma non per questo ho smesso di giocare e di ragionare sul giocare.
Anche adesso che l’impugnare il joypad è tornato a essere unicamente una passione, ho voglia di condividere con chi passa di qua qualche pensiero sul videoludere. Dicono che la vita è un eterno ritorno, solo con boss di fine livello sempre più difficili. Vedremo.
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